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Lettera Aperta all'eccellentissimo Ministro Mirko Tremaglia

Caracas 9 Ottobre 2005

Eccellentissimo Signor Ministro,

Il mio nome é Axel G. Leopardi, a differenza dell'immortale omonimo poeta italiano non posso esprimere i miei pensieri se non attraverso una mano e una voce prestata dovuto alla mia condizione di incapacitá giá che il danno cerebrale e nervoso causatomi durante il parto mi impedisce qualunque movimento.

Dopo 27 anni non posso affermare con certezza cosa significhi per me la felicitá se non per la presenza della mia famiglia alla quale devo non solo la esistenza bensí lo sforzo giornaliero per mantenere attivo quel poco di me che rappresenta la vita.

Immagino che molti, moltissimi esseri umani soffrano tragiche conseguenze e siano obbligati a sopportare con valore condizioni difficili, peró Signor Ministro il dolore, la umiliazione piú grande per me o per tutti coloro che come siamo privati della autosufficenza é la immagine, lo sguardo di mio padre costretto a mendicare alle porte del Consolato di Italia quel poco aiuto che la buona volontá dei funzionari permette.

Mi creda Signor Ministro, nulla é peggiore del sentimento di tristezza e di impotenza che mi opprime al comprendere le umiliazioni alle quali debbo sottomettere la mia famiglia, mio padre in paricolare e tutto per una colpa che non ho e che non debbono pagare.

Mio padre Giuseppe Leopardi giunse al Venezuela come emigrante nella speranza di poter raggiungere ció che la madre patria non gli poteva offrire, pane e lavoro. Purtroppo la fortuna non ha permesso il compiersi delle aspettative e per maggior ostacolo la mia nascita con le diffioltá connesse ha distrutto le poche speranze restanti.

Come la maggioranza di coloro che furono costretti alla emigrazione noi in Italia non abbiamo assolutamente nulla se non il triste ricordo della partenza e la vergogna di non aver potuto realizzare un sogno. Come rientrare a mani vuote ?

Perché Signor Ministro io Axel G. Leopardi pur essendo cittadino italiano, totalmente incapace non ho il diritto come coloro che risiedono in patria ad ottenere il sussidio di invaliditá? É forse una colpa risiedere all'estero che deve sommarsi con quella di essere invalido e di dover dipendere della buona volotá di un funzionario o di chiunque sia disposto a donare l'aiuto necessario ?

Forse Signor Ministro il castigo per tali colpe é quello di obbligare mio padre a mendicare per sostenermi ? Mi creda, se cosí fosse la pena sarebbe peggiore della invaliditá per la quale soffro. Uguaglianza Signor Ministro, solo la uguaglianza sulla base della giustizia é il simbolo di una nazione forte e sana. Il vero dramma di noi invalidi non é certamente la nostra incapacitá bensí la impossibilitá di raggiungere la autosuffficenza magari solamente per poter mendicare.

La ringrazio per dedicare anche solo pochi secondi alla lettura di queste righe e per quanto sia nelle sue mani al fine di cambire tale drammatica e ingiusta situazione.

Axel G. Leopardi

Grazie anche alla voce e alla penna di Maria Luz FdC



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