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Lettera Aperta All’Ambasciatore Gerardo Carante

Di Nicla Camerin

Luglio, 2005 | Colei che scrive è figlia di italiani di prima generazione nata a Caracas. Ho 42 anni e sono cresciuta in un sistema democratico in Venezuela. Un sistema democratico che ho criticato dacché ho avuto uso della ragione perché erano evidenti le sue deficienze e carenze, però ‘era’, in sostanza, una democrazia con molti risultati positivi importanti, soprattutto nella diversificazione dell’educazione, una nascente e varia economia e infine un sistema democratico perfettibile.

Nonostante ciò, eravamo tutti stanchi della corruzione, alimentata dalle risorse petrolifere malamente amministrate ed era evidente la malversazione di fondi, il costante degrado negli ultimi vent’anni della sanità, la sicurezza e l’educazione, e la mancanza di una politica coerente e seria che proteggesse i settori più bisognosi elevando il loro livello di vita. La gente voleva e vuole ancora cambi significativi in questo senso, ma la situazione ora, invece di migliorare con questo governo che si vanta di essere difensore dei poveri, non ha fatto altro che peggiorare la loro situazione e approfondire il deterioramento generale in modo brutale: oggi la povertà è di gran lunga superiore e più critica di prima, secondo le cifre degli istituti nazionali e internazionali competenti, nonostante in questo periodo il governo abbia avuto un totale di ingressi superiori, grazie al petrolio, di quelli avuti negli ultimi vent’anni di governi democratici.

Disgraziatamente, però, la maggioranza della gente ha affidato a un militare golpista la responsabilità di migliorare la situazione del paese. Non è il mio caso, ma questa è la democrazia. Devo sottolineare però che la gente non ha dato il mandato al tenente colonnello golpista perché facesse del paese quello voleva, nemmeno lo ha eletto per imporre l’ideologia comunista, né per consegnare il paese e le sue risorse a chiunque, nemmeno per fare una ‘rivoluzione’ come sta facendo e con l’intenzione palese di istaurare in Venezuela un regime militarista allo stile castrista.

Non starò qui ad elencare quello che gli abitanti di tutte le città e paesi venezuelani hanno dovuto sopportare durante sei anni di regime autoritario. Non so da quanti anni lei sia ambasciatore in Venezela, però –secondo le sue dichiarazioni- sembrerebbe arrivato ieri o sembrerebbe vivere in un altro paese, totalmente lontano da quello che sta accadendo qui. Se non vuole credere alla stampa nazionale ‘indipendente’, può allora ricorrere alla stampa internazionale ed ai rapporti dei Diritti Umani realizzati da molte e diverse organizzazioni su quanto è accaduto in Venezuela durante questi ultimi sei anni: gli ‘stermini’ selettivi in vari Stati del paese ampliamente documentati, la repressione e persecuzione per motivi politici, l’aumento dei sequestri e l’elevato saldo di vittime settimanali in una nazione che non è in ‘guerra’.

Non sto nemmeno ad elencarle la quantità di volte che sono stata sul punto di non trovarmi qui a scriverle. O le volte che da semplice cittadina in numerose manifestazioni pacifiche sono stata vittima di repressioni della polizia o di aggressioni di ‘chavistas’ come migliaia di altre persone e delle continue asfissie causate dalle bombe lacrimogene in luoghi come la metropolitana, sì, dentro al sotterraneo; o in appartamenti, sì, lanciavano gas lacrimogeni nei cortili degli edifici residenziali e persino dentro appartamenti o case; o sparavano a edifici residenziali e case, con fucili semiautomatici per l’unico ‘delitto’ di aver manifestato con una bandiera o per aver urlato slogan contro il regime. O come una grande quantità di amici miei che sono stati vittime della delinquenza, o come oltre il sessanta percento della gente che conosco, inclusa me stessa, non abbiamo oggi un lavoro, dopo 25 anni di lavoro ininterrotto, probabilmente perché siamo nelle liste discriminatorie del regime.

Ambasciatore Carante, la sua dimostrazione servile di alcuni giorni fa di fronte ad un militare golpista come chavez, che ha incrementato in modo scandaloso tutti i mali esistenti nell’epoca democratica, pronunciando un discorso pieno di dichiarazioni e frasi vuote e senza nessun nesso con la realtà, nella cornice dell’ “Accordo di Miraflores’”, non può essere accolto con beneplacito o compiacenza dalla comunità italo-venezuelana. Il suo gesto e quello degli imprenditori proni e servili che l’hanno accompagnato, sono un’offesa a coloro che in questa comunità ci siamo opposti a questo governo MILITARISTA E AUTORITARIO.

Lei dovrebbe rileggere le parole pronunciate nell’Assemblea Generale dell’OSA dal suo collega Chaderton in Cile, nell’anno 2003 “Cristiano pure Benito Mussolini che sta guadagnando nuovi seguaci nella Venezuela di oggi, e se vi pare, per mettere la ciliegina sulla torta, cristiano Adolf Hitler”. Spero le arrivi il messaggio.

So perfettamente che lei è libero di negoziare con chi vuole, ma dovrebbe pensarlo meglio quando lo fa a nome di una nazione. Mi risulta difficile credere che il Presidente italiano si compiaccia dei negoziati che lei sta portando a termine con questo ‘nongoverno’, sapendo i precedenti. Sarebbe opportuno dare spiegazione al parlamento italiano o al Presidente Carlo Azeglio Ciampi del perché si stanno facendo affari con un governo che NON RISPETTA i suoi compromessi commerciali. Come ad esempio, le ricordo il modo infelice in cui è finito l’ “accordo” energetico sottoscritto tra entrambe le nazioni per il somministro dell’Orimulsione all’Italia.

Come è possibile giustificare davanti al Parlamento ed al popolo italiano il notevole investimento che ha dovuto fare l’azienda ENEL per modificare tre centrali e per poter ricevere come combustibile energetico l’Orimulsione, e come ora quelle centrali termoelettriche si trovano completamente paralizzate per mancanza di combustibile e l’Enel ha introdotto una denuncia internazionale a PDVSA. O come spiega lei la sua fiducia verso un governo al quale furono donati milioni di dollari dal governo italiano (oltre che alimenti ed altro) come aiuto umanitario durante la tragedia di Vargas, perché non si è mai saputo come furono impiegati e a chi hanno beneficiato, visto che non è MAI arrivato nulla alle vittime (tra le quali c’erano anche nostri connazionali) del disastro (1). Glielo spieghi al Parlamento ad al popolo italiano che paga notevoli tasse su quanto accaduto con quelle donazioni.

O come lei può parlare di crescita economica in Venezuela quando la realtà è, ad esempio, che i cittadini italo-venezuelani si stanno recando ogni giorno di più all’ambasciata a chiedere aiuti monetari e assistenza sociale di ogni genere (perchè l’attuale infrastruttura è stata abbandonata da un nongoverno per poter mantenere l’illusione delle missioni) e soprattutto, ottenere passaporti per poter emigrare. Se in Venezuela la situazione fosse come lei la ha descritta nel suo patetico discorso, credo non si ritroverebbe con questa catena di richieste da parte dei cittadini italo-venezuelani.

Lei e gli imprenditori che hanno partecipato a questa riunione, così come il presidente della Fiat in Venezuela l’anno scorso, pretendete essere rappresentanti di una comunità di fronte a questo nongoverno, ma vi sbagliate. Voi rappresentate solamente i vostri personali interessi. Che rimanga chiaro. Perché noi lo abbiamo ben chiaro così come il resto degli abitanti di questo paese. Inoltre non abbiamo bisogno di un accordo ‘speciale’ firmato da governi quando i legami di amicizia e familiari sono stati stabiliti ormai da tanto tempo e siamo parte integrante di entrambi paesi, una condizione indubbiamente speciale.

Non possiamo però negare la profonda vergogna e tristezza che gli integranti della grande famiglia italo-venezuelana sentiamo di fronte ad eventi di questo genere, come il recente incontro di Miraflores, che lungi dal legittimare il prezioso contributo come comunità, produce a noi un grande danno.

La grande famiglia italo-venezuelana ha radici ancestrali e si sente orgogliosa di aver contribuiti alla crescita e allo sviluppo del paese, in special modo durante tutti gli anni di democrazia, pertanto non è disposta ad accettare questa offesa alla sua preziosa contribuzione e ancor meno claudicherà il suo sentimento democratico vendendosi al governo militarista e FASCISTA di chavez frias.

La grande famiglia italo-venezuelana è irremovibile nella sua convinzione democratica, e continuerà ad esigere che si normalizzi il rispetto e che si compia il vulnerato Stato di Diritto, e l’autonomia e indipendenza dei Poteri Statali oggi sequestrati, ed insisterà nella ristrutturazione di un C.N.E. autonomo e con autorità non transitorie e fuori dalle regole come è accaduto fino ad ora, perché si possano garantire le elezioni e la volontà del voto in base ad un REP depurato, fuori da ogni dubbio e non automatizzato, rispettando seriamente le leggi, norme e regolamenti.

Nicla Camerin

C.I. 5967572

(1): Questa informazione mi arriva da un amico: “la contribuzione del Governo italiano è stata una delle poche che ha avuto uno straordinario e positivo risultato dove ogni centesimo è stato speso razionalmente ed in forma efficiente, giacché quei fondi sono stati consegnati per essere gestiti direttamente dal PNUD di Caracas e si sono sfruttati gli sudi, gratuiti per il progetto, di molti esperti nell’area”.

Il commentario che faccio al riguardo è che è evidente che la politica di informazione sia dell’Ambasciata sia del PNUD su come e dove sono stati impiegati gli aiuti non è giunta a molte vittime. Le persone che conosco che sono state vittime della tragedia di Vargas (di zone popolari e residenziali lungo tutta la fascia costiera) non è mai arrivato loro nessun aiuto proveniente dal governo o dalle istituzioni o ambasciate. Ciò nonostante, è grato sapere che ci sono state persone che hanno avuto benefici con l’aiuto apportato dal governo italiano.



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