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Rafael Poleo, uno sguardo sul Venezuela

A. Gomez e C. Ocando | El Nuevo Herald

10.07.05 | Analista político, giornalista ed Editore del quotidiano El  Nuevo Pais, e in passato senatore e dirigente del partito politico Accion Democratica in Venezuela, l’editore Rafael Poleo lancia gravi rivelazioni sul ruolo degli Stati Uniti nella crisi venezuelana e allerta sui pericoli dell’accordo nucleare conl’Iran, e sulla fidelizzazione della rivoluzione chavista, in una intervista al Nuevo Herald.

Come editore di grande esperienza, Poleo fa rivelazioni di prima pagina sulla situazione venezuelana;  L’accordo di fornitura di uranio all’Iran converte il Venezuela in un problema di sicurezza mondiale; l’ambasciata americana in Caracas ha accettato Chavez nel referendum del 15 agosto; la corruzione tra i famigliari di Chavez è galoppante.

Qual’è la sua visione della situazione attuale in Venezuela e come si è giunti fino a qui?

Questo è un processo degenerativo della democrazia che ha le sue radici nell’impatto causato dall’aumento del prezzo del petrolio degli anni settanta, cosa che ha stravolto il concetto etico che aveva la democrazia venezuelana durante la presidenza di Romulo Betancourt, Raul Leoni e Rafael Caldera. L’afflusso di denaro che il paese non è stato in grado di metabolizzare nell’aspetto economico, ma soprattutto etico, ha cambiato il concetto morale dei venezuelani, ed ha causato una sete di arricchimento personale da parte del mondo politico.  Faccio notare che in quel periodo io sono stato deputato e senatore del Congresso, sono stato segretario politico nazionale di Accion Democratica.

Si potrebbe dire che Carlos Andres Perez è stato il punto di inflessione?

In un certo senso si, è iniziato con lui e si è adeguata comodamente a quello che possiamo definire una nuova morale nella democrazia. Sono iniziate le distorsioni amministrative. Si è smesso di comprare e contrattare quello di cui si aveva bisogno per comprare e contrattare quello che dava le migliori commissioni. Le commissioni sono diventate un fatto naturale, accettato.

Se ora si dice che c’è uguale o più corruzione che in quel periodo che lei sta descrivendo, perché non c’è lo stesso livello di scandali sulla corruzione come invece c’era prima?

Direi che in primo luogo siamo allarmati così tanto per altre cose, come ad esempio l’inesorabile marcia verso il modello cubano, che la corruzione passa in secondo piano. In secondo luogo, in quanto alla natura delle cose, la corruzione è la stessa. La differenza sta nelle dimensioni, perché ora non esistono più organi di controllo in Venezuela, non c’è più censura sociale, non c’è più una censura interna nei partiti di governo. Nei  partiti di governo MVR e PPT c’è una cavalcata di corruzione visibile e accettata.

Sono uomini nuovi con fame vecchia.

A cosa pensa sia dovuto il fatto che la corruzione non sembra ledere il presidente Chavez in modo significativo come invece è accaduto con altri governi?

Un governo dispotico non è sottomesso alla censura e alla sanzione pubblica. Si considera al di sopra di essa. Al presidente non nuoce che gli si dimostri che, ad esempio, nel caso della sua stessa famiglia, la corruzione sia galoppante. E’ nota ed è anche utilizzata come fattore di ricatto interno contro di lui, questo glielo posso assicurare con certezza. La corruzione e la demagogia di Chavez, non sembrano coincidere con il modello cubano. Le direi che questo piuttosto, visto dal di fuori del Venezuela e in dettaglio, sembra un fenomeno che si avvicina di più ad un peronismo che non ad un socialismo poliziale.

Il primo luogo, per quanto riguarda Fidel Castro, bisogna sottolineare che lui non è un comunista strutturale. Fidel Castro è un tiranno che ha abbracciato la dottrina che in quel momento gli proporzionava la possibilità del potere assoluto, l’alibi intellettuale del potere assoluto. Se fosse stato un ceco del 1937 sarebbe stato, senza dubbio, un nazista.

In quanto a Chavez, Chavez anche lui è inconsciamente un nazista. Non ci troviamo di fronte ad un modello comunista, siamo piuttosto davanti ad un modello nazista che non ad un modello comunista. Ma è così anche per Fidel Castro. Quello che accade è che la relazione internazionale che si è presentata a Castro era con l’Unione Sovietica, con lo stato comunista ed è per questo che lui adottò quel modello. L’analogia tra il nazismo ed il comunismo si trova nelle più discrete letture che uno possa fare del pensiero di Hitler e di Stalin.

In effetti, questo ha antecedenti in America Latina con Juan Domingo Peron, a parte l’alleanza strategica con Fidel Castro, Chavez approfondisce la modalità socialista che in Peron invece era meno importante. Peron lasciava più libertà al concetto di impresa privata, il controllo sull’economia era meno vasto.

In una società come quella venezuelana, che ha vissuto in democrazia dal 1959, quando Larrazabal ha consegnato il potere ai civili; e nel mondo in cui viviamo non le pare che un modello socialista in Venezuela è praticamente impraticabile?

Dire che impraticabile è la parola esatta, e la utilizzò appropriatamente Arturo Uslar Pietri prima di morire. Il progetto di Chavez non è praticabile, disse Uslar. Chavez,  si sostiene precariamente e nei miei articoli ho ricordato quello che il generale Halder, capo di Stato Maggiore tedesco disse di Hitler: “vinceremo tutte le battaglie meno l’ultima”. Chavez non si potrà sostenere. Il suo modello in effetti è insostenibile e questo lo percepiscono tutti coloro che stanno rubando.

Perchè qui la corruzione è sofisticata, oltre che voluminosa. Mai prima d’ora un paese Latinoamericano era stato saccheggiato in questo modo, mai prima in maniera così sistematica. E questo sta accadendo grazie a Cuba perché Fidel Castro ha sì esperti in investimento di denaro, non solamente negli scantinati finanziari, ma anche in azioni in Cina, nell’ ex Unione Sovietica; denaro che tra l’altro verrà tolto a questi chavistas quando se ne andranno. Quei paesi si terrano quel denaro nero. Gli esperti che hanno rubato per Castro, che hanno saccheggiato Cuba anche lì sotto l’etichetta di “fondi per la rivoluzione” stanno portando fuori enormi quantità di denaro dal Venezuela con la stessa etichetta.

Come si è potuto sostenere il progetto fino ad ora, nonostante sia impraticabile?

Per una serie di circostanze. In primo luogo bisogna ricordare che l’11 aprile del 2002 Chavez si è arreso senza nessuna resistenza. Non c’è stato colpo di stato. C’è stata una forte pressione delle Forze Armate che ha detto: “la gente è in strada, la gente non lo vuole, e noi non lo possiamo difendere come si dovrebbe fare, che è appunto sparando alla folla, lei se ne deve andare”. E lui non ha opposto resistenza.

Dopo di questo sì c’è stato un golpe dentro a questo processo, che fu quando Pedro Carmona insieme d un gruppo di ufficiali, ha voluto prendere il potere. E Chavez, con sua grande sorpresa, è stato riportato a Miraflores.

Un’altro scoglio che riesce a superare è il referendum revocatorio. In quel referendum i numeri furono capovolti alle 8 di sera e internamente siamo stati informati. Questo fu accettato dall’ambasciata degli Stati Uniti e glielo dico prendendomi tutta la responsabilità. Perché quel giorno mi sedettero al fianco di Alberto Federico Ravell, presidente di Globovision (canale informativo), con un alto funzionario dell’ambasciata per convincerci a trovare un’intesa con il governo. E questo glielo dico con tutta certezza.

Gli Stati Uniti stavano appoggiando Chavez in quel momento?

In quel momento il Dipartimento di Stato voleva lasciare Chavez al suo posto. Adesso può essere che stia cambiando opinione, ma in quel momento era d’accordo nel lasciarlo lì per una buona ragione: gli Stati Uniti hanno bisogno di risorse energetiche rappresentate dal petrolio e dal gas. Nella fascia dell’Orinoco e nella piattaforma del gas del Delta dell’Orinoco, secondo l’Agenzia Mondiale dell’Energia, c’è un terzo della soluzione del problema energetico dell’umanità a partire dall’anno 2010, quando le risorse del petrolio non basteranno più per muovere la civilizzazione industrializzata, perché saremo arrivati nella fase discendente di quello che si chiama la campana di Hubber, che è una misura nella quale si indica fino a quando il petrolio potrà mobilizzare la civilizzazione occidentale.

Ma si potrebbe affermare che questo appoggio verrebbe più facilmente sotto un governo dell’opposizione.

Se pensiamo allo scenario dell’agosto 2004 quando c’è stato il referendum, ci sarebbe stato un cambio di regime, e in gennaio ci sarebbe stato un nuovo presidente, quel presidente non avrebbe potuto iniziare il suo mandato consegnando il petrolio ed il gas, perché l’avrebbe reso molto più vulnerabile politicamente. Invece Chavez sì lo poteva fare, e lui ha voluto far sapere e promise al presidente Bush attraverso terze persone, che lui avrebbe consegnato il petrolio e il gas. E’ per questo che gli Stati Uniti hanno fatto finta di non vedere, e l’OSA e Gaviria hanno fatto finta di non vedere, e Carter ha fatto finta di non vedere quanto scandalosa è stata la frode elettorale che c’è stata il 15 agosto del 2004.

Ciò nonostante Chavez ha aumentato gli attacchi alle compagnie petrolifere americane in Venezuela, e minaccia di non rispettare i contratti di estrazione petrolifera.

Chavez non rispetta ed è per questo che l’ambasciatore americano a Caracas William Brownfield, dice ogni momento a Chavez: “rispetti gli accordi ed i contratti”. I contratti erano quelli che si erano già firmati, ma non li stanno rispettando e li stanno rivedendo tutti. E quello che si era accordato era di continuare a cedere la fascia bituminosa e la piattaforma del delta del Orinoco, che tra l’altro è una cosa che bisognerebbe discutere con serietà perché non possiamo nemmeno negare energia all’umanità.

Chavez ha sospeso per ben tre volte le sue apparizioni pubbliche per timore ad un attentato. Lei pensa che ci sia gente più potente dell’opposizione venezuelana interessata a disfarsi di Chavez?

Chavez ha buone ragioni per temere l’Esercito, la Guardia nazionale, la Marina e l’Aviazione che oggi sono molto irritate contro di lui. Loro sanno che Chavez ha in progetto di sostituirle con un esercito di miliziani. L’Aviazione e l’Armata non funzionano in Venezuela, perché le attrezzature altamente sofisticate che richiedono una continua manutenzione, non la stanno ricevendo da ormai molto tempo. Così la Guardia nazionale la sta eliminando. La Guardia è l’unico esercito professionale, il più efficiente in qualsiasi situazione interna, compreso un golpe militare, perché sono quelli che ogni giorno stanno con le armi in mano, sono 45.000 uomini armati, sparsi in tutto il paese e capaci di arrestare le alte autorità in qualsiasi luogo del paese. Questa gente è in via di smantellamento, i suoi comandi regionali sono eliminati, e si è iniziato con la Guyana. L’esercito sa benissimo che quei volontari ora armati con fucili russi, sono pronti a sostituirli. E’ una cosa che ormai non si cerca più di nascondere. Questo è un momento critico per le Forze Armate del Venezuela, nel quale si decide il suo destino.

A cosa è dovuto secondo lei che l’opposizione non riesca a fare un discorso ed un progetto di paese che sia attrattivo per la gente?

Una delle ragioni per la quale un’equipe di politici così mediocri come quelli di Chavez possa vincere sui vecchi partiti politici tradizionali è che quei vecchi partiti politici a loro volta non erano più capaci di gestire la politica.

Lei ha denunciato l’associazione di Chavez con l’Iran per l’estrazione dell’uranio in territorio venezuelano.

Richiama l’attenzione il fatto che Chavez abbia iniziato sia la sostituzione dell’esercito regolare con la milizia sia la dissoluzione della Guardia nacional proprio in Guayana, dove c’è l’uranio, quando ci sono accordi tra il Venezuela e l’Iran per il somministro dell’uranio. In Iran hanno vinto i fondamentalisti e questo fa si che la fornitura di uranio all’Iran da parte del Venezuela diventi un problema di sicurezza mondiale. Questo fa sì che la situazione venezuelana si converta in una urgenza perchè quelli (l’Iran) sì fanno le bombe e le tirano pure.



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