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Hugo Chavez, l'inesorabile avanzata del tiranno

di Rita Bettaglio | Ragion Politica

La scure è calata sul Venezuela, la più antica democrazia del continente latinoamericano, ed il mondo fa finta di non accorgersene o quasi. In Venezuela le libertà civili sono sempre più conculcate dal castristra Chavez, che da anni sta perseguendo scientificamente un disegno volto a sconvolgere il Sudamerica e ad espandere la rivoluzione bolivariana.

Dopo aver acquistato recentemente 100mila fucili AK-47dalla Russia, Chavez si è incontrato il 29 marzo scorso a Puerto Ordaz con Lula, Uribe e Zapatero. Dal cosiddetto «minivertice», per ammissione di fonti governative spagnole, è scaturito l'acquisto da parte venezuelana di attrezzature militari e civili (4 corvette , 4 imbarcazioni per pattugliamento costale, 10 aerei da trasporto C-295 e 2 velivoli da vigilanza marittima) per una spesa complessiva di 1300 milioni di euro dalla Spagna.

Perchè tutti questi investimenti in armi e tecnologia militare? Gli Stati Uniti, per bocca del Segretario alla Difesa Rumsfeld, hanno letto in queste operazioni una grave minaccia per l'emisfero occidentale e, in attesa di avviare politiche di contenimento per la minaccia venezuelana, hanno cominciato a cercare alternative alla fornitura di petrolio da parte di Caracas. L'amministrazione Bush ha iniziato a chiedere al Congresso il permesso per sfruttare i giacimenti dell'Alaska, richiesta che è stata approvata.

Cerchiamo di capire cosa ha fatto e cosa vuole fare Chavez. Il suo piano è complesso e sta dipanandosi inesorabilmente da anni.

  • 2 febbraio 1999: Chavez assume la presidenza e dice di giurare su una Costituzione «moribonda», Costituzione, però, che gli ha permesso di giungere al potere. E' stata quella classe media che lui vuol far credere che non esista in Venezuela a portarlo alla presidenza. La prima mossa è la convocazione unilaterale di un referendum (decreto n.3) costituzionale: si pongono le basi per la creazione di un nuovo Stato e di un nuovo ordine giuridico. La frode costituzionale è evidente per Asdrubal Aguiar, notissimo costituzionalista venezuelano, in quanto la Costituzione del 1961 non prevedeva referendum decisori, ma solo consultivi. La nuova Costituzione, firmata dall'Assemblea Costituente il 19 novembre 1999, fu approvata col 72% dei consensi dal referendum popolare cui partecipò solo il 42% degli elettori. Contemporaneamente iniziava l'attacco al potere giudiziario: l'8 settembre 1999 fu designata la Commissione di Emergenza del Potere Giudiziario, che rimosse tutti i giudici, sostituendoli con giudici provvisori, controllabili e ricattabili dall'esecutivo.
  • Il 30 gennaio 2000 l'Assemblea Nazionale Costituente promulgò lo Statuto Elettorale del Potere Pubblico, abrogando la Ley Organica del Sufragio y Partecipation Politica vigente.
  • Il 1 giugno 2000 l'Assemblea Nazionale promulgò la Ley Organica de Telecomunicaciones, le cui disposizioni transitorie autorizzarono l'esecutivo a dettare «le regole ritenute necessarie» sul contenuto delle trasmissioni radiotelevisive. Questa legge, che subordinava la libertà di espressione agli «interessi della nazione», pose le basi per la tristemente famosa Ley Mordaza (Legge Bavaglio) del 12 agosto 2004.
  • Nel dicembre 2001, Chavez decise di affidare al suo Ministro della Segreteria, Diosdano Cabello, l'organizzazione del popolo in Circoli Bolivariani, con lo scopo di dare «la vera informazione» che i mezzi radiotelevisivi avrebbero nascosto. Essi ora sono cellule di indottrinamento politico e fucine di «picchiatori». Da allora le aggressioni fisiche a giornalisti e il danneggiamento di beni appartenenti a giornali ed emittenti radiotelevisive divennero una costante. L'11 aprile 2002, a pochi secondi dall'inizio del cosiddetto Massacro di Miraflores, Chavez procedette di fatto all'interruzione dei segnali della televisione privata, per tentare di fare a pezzi la marcia indetta dall'opposizione.
  • Il 3 dicembre 2000 si realizzò un referendum popolare convocato dal Presidente per decidere la celebrazione di nuove elezioni per tutti i rappresentanti sindacalisti: questo significò la destituzione dei dirigenti sindacali eletti e già in carica. Il referendum fece registrare l'80% di astensionismo. A questo punto il Consiglio Nazionale Elettorale, in aperta violazione della Costituzione, pose in essere uno Statuto Speciale per il rinnovo della dirigenza sindacale, che stabiliva un registro elettorale dei lavoratori; per parte sua, il Controllore Generale della Repubblica, con la risoluzione ufficiale 01-00-012, procedeva ad incamerare i beni del sindacato. Chavez intervenne attivamente nelle elezioni sindacali, promuovendo la candidatura di Aristobulo Isturiz, attuale ministro dell'Educazione, alla Presidenza della Confederazione dei Lavoratori del Venezuela (CTV). Una volta concluse le elezioni con la vittoria incontrovertibile del sindacalista dell'opposizione, Carlos Ortega, il Presidente intimò pubblicamente al Consiglio Nazionale Elettorale di dichiarare nulle le stesse.
  • Il 12 giugno 2001 la Sala Constitucional del Tribunal Supremo de Justicia approvò la proposta di Juez Jesus Eduarco Cabrera Romero che interpreta in maniera restrittiva, con carattere vincolante per tutti i giudici della Repubblica, l'esercizio della libertà di espressione e sancisce che editori e giornalisti dei media non hanno «diritto di replica», diritto garantito ad ogni persona dalla Costituzione. Il 25 luglio 2001 il Tribunale Supremo di Giustizia dichiarò che le proprie decisioni non possono essere oggetto di revisione o di indagine da parte degli organismi del Sistema Interamericano o degli organismi internazionali per i diritti umani, in quanto esse vengono emesse dai giudici in nome della sovranità popolare.
  • Nei giorni 12 e 13 novembre 2001, Chavez emanò 27 decreti legge, che andavano dalla Ley de Tierras, che autorizza la confisca amministrativa di proprietà private, agricole o pecuniarie non gradite al governo, all'accaparramento delle competenze naturali del Parlamento, quali sicurezza nazionale, diritti umani, gestione del territorio, legislazione civile ed altre. Iniziava il cambiamento dell'ordinamento giuridico che porterà le strade a riempirsi di manifestanti.
  • L'8 novembre 2001 tutti i generali ed ammiragli del Supremo Comando Militare, eccetto, per il momento, il Comandante dell'Esercito, fecero pubblica dichiarazione di appoggio alla «rivoluzione» propugnata dal Tenente Colonnello Chavez, violando in questo l'articolo 328 della Costituzione che proibisce alle Forze Armate di avere una militanza politica.
  • Intanto, a partire dal dicembre 2001, vennero violate e rese pubbliche, anche attraverso il Canale di Stato, dipendente dall'esecutivo, conversazioni telefoniche private, come quella tra l'ex ministro della Difesa, generale Fernando Ochoa Antich, e suo fratello, il conciliatore metropolitano, Enrique Ochoa Antich il 5 dicembre 2002.
  • E veniamo all'11 aprile 2002, il Massacro di Miraflores. In quel giorno ci fu a Caracas una marcia di settori dell'opposizione: un milione di persone, sfilarono verso il palazzo presidenziale di Miraflores chiedendo le dimissioni di Chavez. Egli, per tutta risposta, ordinò che fosse messo in atto il Plan Avila con la repressione da parte delle Forze Armate e la mobilitazione dei membri dei Circoli Bolivariani. Furono sospese, fino a nuovo ordine, le trasmissioni delle televisioni private. Una cifra approssimativa di 20 manifestanti perdettero la vita e molti furono i feriti. La protesta cominciava a crescere, al punto che alcuni alti gradi militari rifiutarono di attuare il Plan Avila.
  • Per arginare il malcontento crescente, Chavez, l'8 settembre 2002, emanò 8 decreti che stabilivano zone militari di sicurezza nella capitale, rendendo off-limits ampie zone della città, prossime a edifici governativi, postazioni militari, aeroporti, radio e televisione di Stato. Lo Stato si identificò sempre più nel governo e questo nel Partito, rivoluzionario, bolivariano ed apertamente castrista.
  • Per tali fatti, alla fine del 2002, la crisi istituzionale del Venezuela si impose all'attenzione della comunità internazionale, in particolare della OEA e del Centro Carter, che dopo avere promosso un tavolo negoziale tra governo e opposizione portarono le parti in conflitto, nel maggio del 2003, a convenire su una soluzione elettorale peraltro prevista dall'articolo 72 della Costituzione Bolivariana: il Referendum Revocatorio del mandato presidenziale, da celebrare entro l'agosto del 2004.
  • Nel frattempo venne il momento del Tribunale Supremo di Giustizia (TSJ), i cui membri dovevano essere eletti con la maggioranza dei 2/3 dell'Assemblea Nazionale. La legge che regola l'elezione del TSJ venne modificata, nel maggio 2004, su pressione del gruppo filogovernativo dell'Assemblea Nazionale: fu stabilito a maggioranza semplice di modificare il numero di membri del TSJ e che l'Assemblea Nazionale potesse nominarli con la sola maggioranza semplice. Il potere esecutivo si trovava ad avere il controllo totale di quello giudiziario.
  • Il Consiglio Nazionale Elettorale, non più nominato dall'Assemblea Nazionale, divenne espressione del TSJ e, quindi, dell'esecutivo. La vicenda delle mille difficoltà frapposte dal CNE, a maggioranza filogovernativa, e dal Governo al referendum revocatorio dovrebbe essere ben nota: un regolamento vessatorio per la raccolta delle firme ha costretto più di un milione di cittadini a firmare nuovamente per il Referendum revocatorio, svoltosi il 15 agosto 2004. Tutti i firmatari sono stati schedati e l'elenco è a disposizione di tutti gli uffici pubblici: esso è stato pubblicato sul sito web di un deputato chavista, complice il CNE che ne doveva essere garante. Chi ha firmato si trova oggi escluso da qualunque impiego nella pubblica amministrazione, non può partecipare ad appalti pubblici e trova persino difficoltà ad ottenere il rilascio di documenti personali.
  • Tra l'indizione del referendum e la sua celebrazione il Registro Elettorale Permanente (REP) è «lievitato»: sono stati iscritti per la prima volta oltre 2 milioni di cittadini, tra cui risultano immigrati irregolari e cittadini stranieri ricercati dalla giustizia del loro paese. Emblematico il caso di Rodrigo Granda, «ministro degli Esteri» delle FARC, ricercato dallo Stato colombiano ed ora detenuto in un carcere patrio: egli ha votato nel referendum revocatorio del 15 agosto 2004, risultando di cittadinanza venezuelana ed iscritto nel REP.
  • Il 12 agosto 2004, a 3 giorni dal referendum, è stata varata la Ley Mordaza, o Legge Bavaglio: Legge di Responsabilità Sociale in Radio e TV che, di fatto, mette a tacere i media che osino criticare Chavez o membri del suo governo.
  • Dulcis in fundo, ma non ultima per importanza, la Riforma del Codice Penale, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale straordinaria n.5763 del 16 marzo 2005. Essa introduce nuove categorie di reati collegati alla libertà di pensiero, di riunione, di partecipazione politica: queste attività, che originano direttamente dai diritti fondamentali della persona umana, vengono pesantemente limitate e qualunque tipo di «dissenso» è, ormai, ad alto rischio.
  • Intanto in Venezuela spuntano da sotto il letto agenti cubani, travestiti da allenatori sportivi, e si parla insistentemente di «patria potestà condivisa» tra padri e Stato. «Purtroppo tutto quello di cui si vocifera in Venezuela, prima o poi si realizza», ammette sconsolata un'amica esule da quella terra. Dimenticavo un'ultima cosa: è data per probabile una visita ufficiale di Chavez in Italia, forse a luglio prossimo.

    bettaglio@ragionpolitica.it



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